Reazioni al lutto

Il lutto

Reazioni al lutto

La perdita di una persona cara è una delle esperienze più dolorose e devastanti che la vita ci chiede di affrontare: davanti a un dolore così grande  si avverte la sensazione che, insieme al nostro caro, sia andata via anche una parte di noi, quella che fino a quel momento abbiamo percepito come essere la nostra identità.

Ci si sente soli, inconsolabili e impotenti. Questo dolore viene però affrontato da ogni singola persona in modo assolutamente personale e individuale, mettendo in atto delle reazioni al lutto del tutto intime.

Diverse, ma in un certo modo comuni, sono le sensazioni  che si possono provare:

  • torpore (o shock),
  • struggimento
  • disperazione
  • accettazione 
  • riorganizzazione

Appare evidente come l’elaborazione della perdita passi da una fase di completo rifiuto e negazione (maggiormente accentuata quando la perdita avviene in modo traumatico ed  improvviso), ad una  lenta e graduale accettazione attraverso un nuovo reinvestimento affettivo ed emotivo.

Le reazioni al lutto variano da persona a persona, e sono sicuramente influenzate da diversi fattori, quali il tipo di legame con il defunto, il tipo di morte (più o meno improvvisa), l’età, il sesso e la capacità di gestire eventi emotivamente forti.

Oltre a reazioni di tipo emotivo, la persona colpita da lutto può presentare reazioni di malessere a livello fisico e comportamentale con sintomi tipici di:

  • stanchezza
  • apatia
  • scarso appetito
  • disinteresse per se stessi
  • stati di ansia e vulnerabilità
  • disturbi del sonno e della concentrazione.

Tutti questi sentimenti di sofferenza e angoscia appaiono normali di fronte ad una situazione di intenso dolore: è essenziale pensare che rimarginare una ferita così profonda richieda tempo, così come anche un profondo lavoro personale, fatto di dolore e nostalgia ma anche di  ricordi ed emozioni con i quali lentamente si potrà imparare a convivere.

Il processo di elaborazione del lutto è un lavoro psichico che presuppone necessariamente il confronto con  la disperazione e la rabbia; solo “l’accettazione” della  perdita, infatti, può condurre ad una riconciliazione con se stessi. Quest’ultima fase è probabilmente la più complessa ed elaborata, e ciò si rivela ancora più difficile in un lutto da suicidio.

In questi casi i sopravvissuti vivono un immenso senso di impotenza e vuoto: vuoto colmo di domande,  per le quali non ci saranno mai delle risposte certe, di sensi di colpa per quello che si  pensa si potesse  fare e non si  è fatto, per quello che (si pensa) si potesse evitare ed è invece accaduto.

Si avverte un sentimento di  vergogna per una morte che non si sa come giustificare, che non si vuole (e non si riesce) ad accettare. In questi casi, le reazioni al lutto possono presentarsi in modalità ancora più accentuate: il continuo desiderio e bisogno di trovare un “perché” all’ accaduto porta il sopravvissuto a prolungare le intense reazioni di dolore e disperazione, fino ad arrivare, in alcuni casi, ad un vero e proprio isolamento sociale per la paura di non essere capiti o giudicati.

Il contesto sociale che circonda il sopravvissuto è, in realtà, un potente fattore protettivo se riesce a comunicare alla persona sofferente che non è sola, che vi è qualcuno accanto a lui con cui condividere le proprie emozioni. Sentire di avere qualcuno vicino, quando il pensiero dell’assenza del proprio caro predomina su tutto, può trasformare l’indicibile sofferenza iniziale, modificando nello stesso tempo la persona che la vive.

Alcuni suggerimenti:

  • Creare dei momenti di condivisione e dialogo all’interno del nucleo familiare
  • Accettare che il dolore è vissuto in modo diverso tra i membri
  • Accogliere il dolore dell’altro in qualsiasi modo si presenti
  • Rispettare i modi e i tempi con i quali il dolore si manifesta in se stessi e negli altri familiari
  • Se qualche membro non ne parla non vuol dire che non soffre o che si sta dimenticando

Domande frequenti

È mia la colpa? Potrei aver fatto qualcosa per impedire che la tragedia avvenisse?

No, non è tua la colpa. Dopo un lutto per suicidio, i familiari e gli amici spesso ripercorrono le circostanze e gli eventi accaduti prima del suicidio e incolpano se stessi per le cose che pensano avrebbero dovuto (o non dovuto) fare e dire. I cambiamenti nei comportamenti e nell’umore che portano a pensare di togliersi la vita possono essere molto graduali, ed è molto complesso individuare quando una persona arriva a decidere di agire il pensiero suicidario. Si pensa che lo può pensare, lo può immaginare ma non che arriverebbe a compierlo definitivamente. I gruppi di supporto e di auto-mutuo-aiuto potrebbero rappresentare un aiuto importante nel contribuire ad alleviare il senso di colpa e di responsabilità della perdita gruppi ama di supporto

Rabbia e Sollievo sono reazioni normali?

Tutti i tipi di perdita sono dolorosi; tuttavia, quando si vive un lutto per suicidio, le reazioni possono essere più forti e con conseguenze a lungo termine.
 Sentimenti di rabbia, sollievo, confusione sono normali e trovano sempre un senso nella storia di una persona. Ad esempio, in una storia in cui il defunto ha vissuto per molti anni una malattia, un disturbo mentale, ha agito precedenti tentativi di suicidio, è legittimo e possibile percepire una sensazione di sollievo dopo la perdita o la sensazione di aver in qualche istante immaginato o pensato che sarebbe stato possibile che accadesse prima o poi. Pensare questo non mette in discussione il legame e il rapporto con il proprio caro.Tutte le emozioni sono importanti e da ascoltare, anche quelle che sembrano più indicibili.

Il suicidio di una persona cara va comunicato ai bambini?

Può diventare molto complesso parlare della morte con i bambini e adolescenti (link articolo lutto nell’infanzia e in adolescenza), ancora di più se si tratta del suicidio di un genitore o un altro parente. La condivisione della perdita diventa però necessaria per rendere il bambino consapevole e a conoscenza di una parte della sua storia di vita a cui apparterrà per sempre. Diventa essenziale che la verità provenga da una persona vicina e familiare e in un contesto protetto, in modo che il bambino non venga a conoscenza indirettamente dell’evento. Approfondimento: “Come comunicare a un bambino e adolescente?” (link approfondimento comunicazione di morte ai bambini)

In che modo gli altri, gli amici, i colleghi reagiranno?

In genere gli amici hanno una grande importanza. Vogliono dare sostegno e aiuto, ma spesso non sanno come. Guidateli. Dire ai vostri amici che avete bisogno di parlare della vostra perdita. Aprendovi, aiutate voi stessi ed aiuterete i vostri amici ad esservi di aiuto.

Come amico, cosa devo fare?

Cerca di capire e di essere paziente. La cosa migliore che puoi fare come amico è ascoltare senza giudizi, critiche o pregiudizi. Dovrete essere pazienti se emergeranno parole e frasi simili nel corso del tempo, le persone che subiscono questa perdita hanno bisogno di raccontare la propria storia o propri vissuti più e più volte. Sappiate che il vostro amico potrà vivere emozioni diverse come piangere, urlare, arrabbiarsi, essere ansioso e irritabile o alternativamente può rimanere silenzioso e in disparte. Permettetegli di esprimere il proprio dolore alla sua maniera. Non dite cosa dovrebbe fare o come si dovrebbe sentire. Non ignorate il suo dolore come non travolgetelo di attenzioni. Non incolpate nessuno. Il suicidio è una decisione presa da una sola persona, e i giudizi non devono essere dati alla famiglia. Non cercate di accelerare il processo di lutto. Una persona potrebbe avere bisogno di molto tempo per poter passare attraverso il dolore, far fronte alla confusione e al venire a patti con i propri sentimenti. Siate disponibili a dare una mano con le faccende di tutti i giorni. Ricordate che la vergogna e l’imbarazzo possono impedire ai sopravvissuti di chiedere aiuto, e che lo stigma, che spesso circonda chi vive un lutto per suicidio, può far si che le persone non siano in grado di dare il supporto o la comprensione necessari. Se pensate che sia il caso, incoraggiate il vostro amico a prendere in considerazione un aiuto esterno (anche un professionista) o un gruppo di sostegno nella comunità. In un gruppo di mutuo aiuto per i sopravvissuti a suicidio, il tuo amico sarà in grado di condividere i suoi sentimenti con altre persone che hanno subito lo stesso tipo di perdita.

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